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Volantinaggio itinerante del 25 Novembre: 

Nella tua città c’è un lager. Alle porte di Roma, tra il Parco Leonardo e la Fiera di Roma, c’è
il centro di identificazione ed espulsione (Cie, ex Cpt) di Ponte Galeria, dove vengono
rinchiuse, in condizioni disumane, le persone immigrate prive di documenti o che hanno
perso il lavoro. Con l’approvazione del “pacchetto sicurezza” e il prolungamento della
detenzione fino a sei mesi, lo stato vorrebbe privare le persone immigrate di ogni dignità e
costringerle a vivere in un regime di violenza quotidiana e legalizzata. Nel corso dell’estate,
sono scoppiate numerose rivolte, da Lampedusa a Gradisca. Noi ci sentiamo vicine e
vogliamo sostenere le lotte delle recluse e dei reclusi contro questi “lager della
democrazia”. In particolare vogliamo farvi conoscere la forza e l’autodeterminazione di Joy.
Martedì 13 ottobre si è chiuso il processo di primo grado contro i reclusi e le recluse
accusate dalla Croce Rossa di aver dato vita, ad agosto, alla rivolta contro l’approvazione
del pacchetto sicurezza nel Cie di via Corelli a Milano. Nel corso del processo una di queste
donne, Joy, ha denunciato in aula di aver subito un tentativo di stupro da parte
dell’ispettore-capo di polizia Vittorio Addesso e di essersi salvata solo grazie all’aiuto della
sua compagna di cella, Hellen. Inoltre, entrambe hanno raccontato che, durante la rivolta,
con altre recluse, sono state trascinate seminude in una stanza senza telecamere,
ammanettate e fatte inginocchiare, per essere poi picchiate selvaggiamente prima di
essere portate in carcere. Dopo essere state condannate a sei mesi di carcere per la
rivolta, ora Joy e Hellen rischiano un processo per calunnia, per aver denunciato la violenza
subita.
Sappiamo bene che questo non è un caso isolato: i ricatti sessuali, le molestie, le violenze
e gli stupri sono una realtà che le donne migranti subiscono quotidianamente nei Cie, ma le
loro voci sono ridotte al silenzio perché i guardiani, protetti dalla complicità della croce
rossa, in quanto rappresentanti dell’istituzione, si sentono liberi di abusare delle recluse.
Sappiamo bene quanto sia aggravante essere prigioniera e donna: la violenza che si
consuma nei luoghi di detenzione ad opera dei carcerieri, che viene sistematicamente
occultata, si manifesta anche e soprattutto attraverso forme di violenza sessuale sulle
prigioniere donne: perchè la violenza maschile sulle donne è un fatto culturale, e si basa
sulla sopraffazione che sfocia nell’abuso del corpo e nell’offesa della mente.
Per questo pensiamo che sia importante sostenere Joy e Hellen, assieme a tutte le migranti
che hanno avuto – e che avranno in futuro – il coraggio di ribellarsi ai loro carcerieri.
Per questo il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, assieme
ad altre compagne femministe e lesbiche che si stanno mobilitando in diverse città, saremo
a Ponte Galeria. Per affermare che noi non vogliamo essere complici, né delle campagne
mediatiche costruite sull’equazione razzista “clandestino uguale stupratore”, né delle leggi
razziste, securitarie e repressive varate in nostro nome; per gridare che tutti i centri di
detenzione per migranti devono essere chiusi; per dire che rifiutiamo ogni forma di
controllo e ogni tentativo di usare i nostri corpi per giustificare gli stereotipi e le violenze
razziste e sessiste.
Ma soprattutto saremo lì per esprimere la nostra solidarietà a tutte le recluse e i reclusi nei
Cie e per far sentire a Joy e Hellen che non sono sole, che il loro gesto rappresenta un atto
estremamente significativo di resistenza e di autodeterminazione, che rovescia il ruolo di
vittima assegnato alle donne immigrate, dando forza a tutte le lotte e i percorsi contro la
violenza sulle donne, dentro e fuori dai Cie.
Volantinaggio itinerante del 25 Novembre:

Nella tua città c’è un lager. Alle porte di Roma, tra il Parco Leonardo e la Fiera di Roma, c’è
il centro di identificazione ed espulsione (Cie, ex Cpt) di Ponte Galeria, dove vengono
rinchiuse, in condizioni disumane, le persone immigrate prive di documenti o che hanno
perso il lavoro. Con l’approvazione del “pacchetto sicurezza” e il prolungamento della
detenzione fino a sei mesi, lo stato vorrebbe privare le persone immigrate di ogni dignità e
costringerle a vivere in un regime di violenza quotidiana e legalizzata. Nel corso dell’estate,
sono scoppiate numerose rivolte, da Lampedusa a Gradisca. Noi ci sentiamo vicine e
vogliamo sostenere le lotte delle recluse e dei reclusi contro questi “lager della
democrazia”. In particolare vogliamo farvi conoscere la forza e l’autodeterminazione di Joy.
Martedì 13 ottobre si è chiuso il processo di primo grado contro i reclusi e le recluse
accusate dalla Croce Rossa di aver dato vita, ad agosto, alla rivolta contro l’approvazione
del pacchetto sicurezza nel Cie di via Corelli a Milano. Nel corso del processo una di queste
donne, Joy, ha denunciato in aula di aver subito un tentativo di stupro da parte
dell’ispettore-capo di polizia Vittorio Addesso e di essersi salvata solo grazie all’aiuto della
sua compagna di cella, Hellen. Inoltre, entrambe hanno raccontato che, durante la rivolta,
con altre recluse, sono state trascinate seminude in una stanza senza telecamere,
ammanettate e fatte inginocchiare, per essere poi picchiate selvaggiamente prima di
essere portate in carcere. Dopo essere state condannate a sei mesi di carcere per la
rivolta, ora Joy e Hellen rischiano un processo per calunnia, per aver denunciato la violenza
subita.
Sappiamo bene che questo non è un caso isolato: i ricatti sessuali, le molestie, le violenze
e gli stupri sono una realtà che le donne migranti subiscono quotidianamente nei Cie, ma le
loro voci sono ridotte al silenzio perché i guardiani, protetti dalla complicità della croce
rossa, in quanto rappresentanti dell’istituzione, si sentono liberi di abusare delle recluse.
Sappiamo bene quanto sia aggravante essere prigioniera e donna: la violenza che si
consuma nei luoghi di detenzione ad opera dei carcerieri, che viene sistematicamente
occultata, si manifesta anche e soprattutto attraverso forme di violenza sessuale sulle
prigioniere donne: perchè la violenza maschile sulle donne è un fatto culturale, e si basa
sulla sopraffazione che sfocia nell’abuso del corpo e nell’offesa della mente.
Per questo pensiamo che sia importante sostenere Joy e Hellen, assieme a tutte le migranti
che hanno avuto – e che avranno in futuro – il coraggio di ribellarsi ai loro carcerieri.
Per questo il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, assieme
ad altre compagne femministe e lesbiche che si stanno mobilitando in diverse città, saremo
a Ponte Galeria. Per affermare che noi non vogliamo essere complici, né delle campagne
mediatiche costruite sull’equazione razzista “clandestino uguale stupratore”, né delle leggi
razziste, securitarie e repressive varate in nostro nome; per gridare che tutti i centri di
detenzione per migranti devono essere chiusi; per dire che rifiutiamo ogni forma di
controllo e ogni tentativo di usare i nostri corpi per giustificare gli stereotipi e le violenze
razziste e sessiste.
Ma soprattutto saremo lì per esprimere la nostra solidarietà a tutte le recluse e i reclusi nei
Cie e per far sentire a Joy e Hellen che non sono sole, che il loro gesto rappresenta un atto
estremamente significativo di resistenza e di autodeterminazione, che rovescia il ruolo di
vittima assegnato alle donne immigrate, dando forza a tutte le lotte e i percorsi contro la
violenza sulle donne, dentro e fuori dai Cie.

’ultima stazione di un calvario

ennesimo articoletto porcata …

il calvario mica è quello dei rom sgomberati  …

è quello del clero proprietario immobiliare che si vede “lo zingaro” in chiesa …

Solidarietà a alle famiglie sgomberate ed a Dijana Pavlovic per questa porcata giornalistica.

I nomadi: «Le chiese occupate? Non c’è un posto migliore» - Milano - ilGiornale.it del 23-11-2009

: 

Trinidad - Cuba
:

Trinidad - Cuba

via salaria 971: 

Per chi conosce Roma è facile capire quale sia la distanza tra via Salaria 971 e la scuola Iqbal Masih,  in via F. Ferraironi 38, dove andavano oltre venti bambini che stavano nel canalone del Casilino 700. Per chi non è di Roma c’è google map.
Di questi bambini e dei loro genitori, della voglia di imparare, hanno parlato la direttrice Simonetta Salacone e gli altri insegnati della scuola:
“Questa comunità di rumeni è la più attenta alla scolarizzazione che abbiamo mai avuto (all’Iqbal Masih frequentano in tutto 63 bimbi rom provenienti anche dai campi Gordiani e Casilino 900) - dice la preside - sono bambini pulitissimi e costanti a scuola, i genitori facevano un grandissimo sforzo nonostante vivessero nelle baracche. Non rubano, riciclano i materiali che trovano nei cassonetti. A scuola non mancano mai e hanno piacere di stare tra i banchi. Sono come i nosti immigrati meridionali di cinquant’anni fa che si spostavano per sfuggire alla povertà e vivevano nelle baraccopoli”www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=16209
Le insensate politiche di propaganda elettorale del governo e della giunta alemanno li hanno portati lontano, da una bidonville ad un lager sulla Salaria.
20 bambini puniti nella loro voglia di imparare.
Lo sgombero del casilino 700 e della Heineken il giorno dopo li trovate raccontati su Radio Popolare Roma con le voci dei protagonistiwww.radiopopolareroma.it/node/2149www.radiopopolareroma.it/node/2150
via salaria 971:

Per chi conosce Roma è facile capire quale sia la distanza tra via Salaria 971 e la scuola Iqbal Masih, in via F. Ferraironi 38, dove andavano oltre venti bambini che stavano nel canalone del Casilino 700. Per chi non è di Roma c’è google map.

Di questi bambini e dei loro genitori, della voglia di imparare, hanno parlato la direttrice Simonetta Salacone e gli altri insegnati della scuola:

“Questa comunità di rumeni è la più attenta alla scolarizzazione che abbiamo mai avuto (all’Iqbal Masih frequentano in tutto 63 bimbi rom provenienti anche dai campi Gordiani e Casilino 900) - dice la preside - sono bambini pulitissimi e costanti a scuola, i genitori facevano un grandissimo sforzo nonostante vivessero nelle baracche. Non rubano, riciclano i materiali che trovano nei cassonetti. A scuola non mancano mai e hanno piacere di stare tra i banchi. Sono come i nosti immigrati meridionali di cinquant’anni fa che si spostavano per sfuggire alla povertà e vivevano nelle baraccopoli”
www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=16209

Le insensate politiche di propaganda elettorale del governo e della giunta alemanno li hanno portati lontano, da una bidonville ad un lager sulla Salaria.
20 bambini puniti nella loro voglia di imparare.

Lo sgombero del casilino 700 e della Heineken il giorno dopo li trovate raccontati su Radio Popolare Roma con le voci dei protagonisti
www.radiopopolareroma.it/node/2149
www.radiopopolareroma.it/node/2150

6 bambini a Tor de Cenci: 

Da Liberazione di oggi, un articolo di Stefano Galieni, i sei bambini di cui parla vengono da questo Campo.
il più piccolo ha 3 mesi, il più grande 10 anni. 
Sono 6 bambini nati, come cantava Pino Daniele, “sotto un accento sbagliato”, ma forse è meglio dire in un Paese sbagliato. 
Vivevano fino a ieri in una baracca nel campo rom di Tor de Cenci, a Roma, uno dei tanti a volte tollerati, su cui spesso si lucra, e che ancora più spesso si spianano con le ruspe. 
Fino a ieri con i loro genitori, fino a quando cioè il personale dell’Ufficio Minori della Questura, ha eseguito una sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma. 
I 6 bambini sono stati considerati in “stato di abbandono” e quindi affidati ad una “casa famiglia”. 
Bambini di serie B, oggetti per cui i tanti richiami alla sacralità del nucleo familiare non valgono, minori che avevano anche iniziato progetti positivi di inserimento nel circuito scolastico. 
Bambini che l’Italia della pulizia etnica non vuole. 
O meglio, li vuole normati, assimilati, privati della propria complessità, ridotti a sintesi omogenea e non foriera di contraddizioni. 
Si sequestrano i minori rom per sottrarli all’accattonaggio, come affermano i solerti amministratori pubblici, ma guai a provare a garantire alle famiglie intere l’opportunità di vivere in condizioni migliori. 
Accade nella Roma di Alemanno, dove prosegue la campagna degli sgomberi tipica del preludio di ogni campagna elettorale, accade a Milano. 
__________________
Sempre ieri nel capoluogo lombardo, in Via Rubattino, sono stati cacciate via all’alba circa 200 persone, in gran parte minori. 
Denunciano gli avvocati del Naga, che, al solito, non si è neanche rispettata la normativa nazionale e internazionale, quella che prevede una notifica preventiva, una consultazione e un dialogo con gli interessati. L’amministrazione comunale da questo punto di vista ha fornito una risposta univoca: “accoglienza” nelle strutture comunali per donne e bambini, nulla per gli uomini. 
Il vice sindaco De Corato ha orgogliosamente affermato che con questo che è il 166° sgombero di restituisce alla città un’altra fetta abbandonata al degrado. 
I consiglieri comunali Gentili (Pd) e Quartieri (Prc) hanno duramente condannato l’intervento, ricordando come con le ruspe si sia interrotto il percorso scolastico di almeno 40 bambini nelle scuole del quartiere. Per una curiosa coincidenza, l’intervento di sgombero avviene ad una settimana esatta dall’udienza relativa al ricorso presentato da tre avvocati rispettivamente del Naga, di “Avvocati per niente” e dell’Asgi Lombardia”  nominati dagli abitanti del campo. 
I legali, ravvisando il rischio preventivo di vedere i loro assistiti privati dei diritti fondamentali: casa, salute, istruzione, privacy ecc.. se erano rivolti al tribunale per chiedere che tali diritti venissero tutelati. 
Lo smantellamento del campo ha ostacolato l’accertamento giudiziale dei diritti in questione e impedirà ai bambini di andare a scuola. 
Il giudice dovrà però il 26 novembre pronunciarsi in merito alle richieste volte a garantire il diritto all’istruzione e ad una abitazione. 
Si prospetta una notte all”addiaccio per oltre 100 persone, sono solo 6 i nuclei familiari che hanno trovato altra sistemazione o che hanno accettato di essere separati.
Senza alcuna remora morale, contemporaneamente allo sgombero, l’assessore alle politiche sociali Moioli celebrava in pompa magna l’anniversario della Carta dei diritti dell’Infanzia, ratificata dalla sua promulgazione dall’Italia ma evidentemente non valida per rom e migranti. 
In giornata è stato anche sgomberato un campo a Sesto San Giovanni (amministrazione di centro sinistra) mentre permane problematica la situazione di Pisa dove il sindaco, sempre di centro sinistra, ha deciso di chiudere una delle esperienze più positive realizzate in Italia per far fronte alle difficoltà di inclusione, il progetto “Città sottili”. 
Coloro che hanno dato vita al progetto stanno raccogliendo firme in tutta Italia per chiedere che tale progetto venga invece portato avanti. 
Il razzismo elettorale che tanto consenso sta riscuotendo nel paese degli “Italiani brava gente”, porta sempre più persone per strada, rom e migranti innanzitutto, vissuti e utilizzati come immondizia di cui liberarsi. Per numerosi cittadini rom, anche nati in Italia, e sgomberati in queste ultime settimane si sono aperte le porte dei Cie. 
Detenzioni inutili- nessuno potrà mai essere rimpatriato - e unicamente cattive, dato il peggioramento delle condizioni di vita nei Cie. 
Proprio per protestare contro questo deterioramento e per chiedere la chiusura del Cie di Ponte Galeria, oggi pomeriggio alle ore 17 si terrà un presidio di fronte all’ingresso principale dell’Ospedale Forlanini a Roma, dove è attualmente in cura un uomo recluso nel Cie e che ha probabilmente rischiato di morire per incuria.
Stefano Galieni
6 bambini a Tor de Cenci:

Da Liberazione di oggi, un articolo di Stefano Galieni, i sei bambini di cui parla vengono da questo Campo.


il più piccolo ha 3 mesi, il più grande 10 anni.
Sono 6 bambini nati, come cantava Pino Daniele, “sotto un accento sbagliato”, ma forse è meglio dire in un Paese sbagliato.
Vivevano fino a ieri in una baracca nel campo rom di Tor de Cenci, a Roma, uno dei tanti a volte tollerati, su cui spesso si lucra, e che ancora più spesso si spianano con le ruspe.
Fino a ieri con i loro genitori, fino a quando cioè il personale dell’Ufficio Minori della Questura, ha eseguito una sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma.
I 6 bambini sono stati considerati in “stato di abbandono” e quindi affidati ad una “casa famiglia”.
Bambini di serie B, oggetti per cui i tanti richiami alla sacralità del nucleo familiare non valgono, minori che avevano anche iniziato progetti positivi di inserimento nel circuito scolastico.
Bambini che l’Italia della pulizia etnica non vuole.

O meglio, li vuole normati, assimilati, privati della propria complessità, ridotti a sintesi omogenea e non foriera di contraddizioni.

Si sequestrano i minori rom per sottrarli all’accattonaggio, come affermano i solerti amministratori pubblici, ma guai a provare a garantire alle famiglie intere l’opportunità di vivere in condizioni migliori.
Accade nella Roma di Alemanno, dove prosegue la campagna degli sgomberi tipica del preludio di ogni campagna elettorale, accade a Milano.
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Sempre ieri nel capoluogo lombardo, in Via Rubattino, sono stati cacciate via all’alba circa 200 persone, in gran parte minori.
Denunciano gli avvocati del Naga, che, al solito, non si è neanche rispettata la normativa nazionale e internazionale, quella che prevede una notifica preventiva, una consultazione e un dialogo con gli interessati. L’amministrazione comunale da questo punto di vista ha fornito una risposta univoca: “accoglienza” nelle strutture comunali per donne e bambini, nulla per gli uomini.
Il vice sindaco De Corato ha orgogliosamente affermato che con questo che è il 166° sgombero di restituisce alla città un’altra fetta abbandonata al degrado.
I consiglieri comunali Gentili (Pd) e Quartieri (Prc) hanno duramente condannato l’intervento, ricordando come con le ruspe si sia interrotto il percorso scolastico di almeno 40 bambini nelle scuole del quartiere. Per una curiosa coincidenza, l’intervento di sgombero avviene ad una settimana esatta dall’udienza relativa al ricorso presentato da tre avvocati rispettivamente del Naga, di “Avvocati per niente” e dell’Asgi Lombardia” nominati dagli abitanti del campo.
I legali, ravvisando il rischio preventivo di vedere i loro assistiti privati dei diritti fondamentali: casa, salute, istruzione, privacy ecc.. se erano rivolti al tribunale per chiedere che tali diritti venissero tutelati.
Lo smantellamento del campo ha ostacolato l’accertamento giudiziale dei diritti in questione e impedirà ai bambini di andare a scuola.

Il giudice dovrà però il 26 novembre pronunciarsi in merito alle richieste volte a garantire il diritto all’istruzione e ad una abitazione.
Si prospetta una notte all”addiaccio per oltre 100 persone, sono solo 6 i nuclei familiari che hanno trovato altra sistemazione o che hanno accettato di essere separati.
Senza alcuna remora morale, contemporaneamente allo sgombero, l’assessore alle politiche sociali Moioli celebrava in pompa magna l’anniversario della Carta dei diritti dell’Infanzia, ratificata dalla sua promulgazione dall’Italia ma evidentemente non valida per rom e migranti.

In giornata è stato anche sgomberato un campo a Sesto San Giovanni (amministrazione di centro sinistra) mentre permane problematica la situazione di Pisa dove il sindaco, sempre di centro sinistra, ha deciso di chiudere una delle esperienze più positive realizzate in Italia per far fronte alle difficoltà di inclusione, il progetto “Città sottili”.
Coloro che hanno dato vita al progetto stanno raccogliendo firme in tutta Italia per chiedere che tale progetto venga invece portato avanti.

Il razzismo elettorale che tanto consenso sta riscuotendo nel paese degli “Italiani brava gente”, porta sempre più persone per strada, rom e migranti innanzitutto, vissuti e utilizzati come immondizia di cui liberarsi. Per numerosi cittadini rom, anche nati in Italia, e sgomberati in queste ultime settimane si sono aperte le porte dei Cie.
Detenzioni inutili- nessuno potrà mai essere rimpatriato - e unicamente cattive, dato il peggioramento delle condizioni di vita nei Cie.
Proprio per protestare contro questo deterioramento e per chiedere la chiusura del Cie di Ponte Galeria, oggi pomeriggio alle ore 17 si terrà un presidio di fronte all’ingresso principale dell’Ospedale Forlanini a Roma, dove è attualmente in cura un uomo recluso nel Cie e che ha probabilmente rischiato di morire per incuria.

Stefano Galieni

hotel california: 

Se ne parla su Femminismo a Sud
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